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Il report del tour dei "The Electric Diorama" in Ucraina e Russia: 22 concerti in 30 giorni, 14.000 km con un Ducato a cavallo gli Urali e la Mongolia

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Il report del tour dei "The Electric Diorama" in Ucraina e Russia: 22 concerti in 30 giorni, 14.000 km con un Ducato a cavallo gli Urali e la Mongolia

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Il report del tour dei "The Electric Diorama" in Ucraina e Russia: 22 concerti in 30 giorni, 14.000 km con un Ducato a cavallo gli Urali e la Mongolia

Rocket To Russia 2011

Il report del tour dei "The Electric Diorama" in Ucraina e Russia: 22 concerti in 30 giorni, 14.000 km con un Ducato a cavallo gli Urali e la Mongolia

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ROCKET TO RUSSIA – Riassunto delle puntate precedenti

Ok, ad un certo punto ho smesso di scrivere.
E’ coinciso più o meno con l’inizio di tutta una serie di analità, incazzature, mancanze organizzative, ore di sonno non dormite e soprattutto lunghissimi e interminabili viaggi a cavallo degli Urali e della tundra Russa. Ovviamente non voglio descrivere dettagliatamente quello che è successo, ma proverò a farvi un resoconto sintetico dei principali avvenimenti:

DAY18 – Il viaggio della morte
Siamo partiti da Tolyatti in direzione Ekaterinburg, ci abbiamo messo 25 ore su strade ghiacciate e in mezzo a tir deragliati e code chilometriche. Probabimente se non avessi avuto così tanto sonno avrei passato tutta la notte a pensare di stare per morire, ma ero talmente stanco che sono crollato nel classico dormiveglia da furgone, quello che per la cronaca ti fa passare il tempo ma non la stanchezza.
DAY19 – Ekaterinburg
Siamo arrivati all’appartamento dopo 25 ore, e scopriamo che la casa è tanto bella, calda, con una doccia fantastica, ma con un solo letto matrimoniale e un divanetto che dovranno bastare a 8 persone tra cui l’autista. Praticamente abbiamo passato 4 ore a riposarci non riposandoci. Andiamo al locale che ha backstage, un timido wi-fi, e soprattutto 4 bottiglie di vodka all’interno del catering.
Concerto buono, afterparty in loco ma discreto, finale della serata in appartamenti separati e chiacchiere fino alle 5 del mattino con una simpaticissima ragazza di nome Anna, finalmente una che conosce l’inglese molto bene , dalla quale mi faccio spiegare tutta una serie di cose sulla civiltà Russa che avrei sempre voluto chiedere ad autoctono, ma che purtroppo a causa del loro grave impedimento con la lingua inglese nessuno mi ha mai saputo spiegare: tutto questo difronte a Peppe e Andrea che tentavano di dormire maledicendo le mie chiacchiere.
DAY20 – Tyumen
Si parte per il punto più ad Est toccato da questo tour e appena arriviamo è abbastanza palese: i tratti somatici sono simili a quelli della Mongolia quindi piogge di occhietti a mandorla. Suoniamo in un cinema, audio un po’ busta, ma con la gente che sta in fissa per Mr. Fantastic e ce la richiede espressamente per il bis. Noi siamo stanchi e proviamo ad andare a dormire poco dopo lo show, non prima di essere trasportati ad un McDrive davanti al quale, per le solite disorganizazioni , io, Marini e Peppe rimaniamo per 40 minuti alla temperatura di -10 in attesa che arrivino gli altri per poter ordinare. Nel frattempo ci viene comunicato che la data del martedì a Igevsk è saltata, quindi altri soldi persi e un altro viaggio della morte davanti a noi.
DAY21 – Chelyabinsk
Arriviamo al locale un po’ in ritardo e decidiamo di non fare il check, abbiamo dormito anche questa volta all’incirca 3 ore e quindi ci spaparanziamo un po’ nell’ampio backstage. Il concerto è davvero una bomba, tanta gente anche di lunedì sera ( che in questo tour è stato il giorno fortunato! ) e un bel po’ di presa a bene e di morale . Ovviamente comincia a rompersi tutto, il mio radiojack muore, mentre suoniamo il rack col computer cadono e si sfonda una DI, insomma bilancio positivo ma con analità. Il locale chiude perchè sta per cominciare un’altra serata che ci viene descritta come un party pazzesco. Prima veniamo trasportati in hotel, un posto assurdo dove abbiamo camere doppie e wi-fi, e decidiamo all’unanimità che il party verrà pisciato alla grande e che ci dedicheremo al sonno e ad internet. Anche perchè la sveglia è alle 5 e ci attendono altre 24 ore di viaggio.
DAY22 – Viaggio della morte 2
Alla fine partiamo più tardi di quello che era stato preventivato, ma questo non toglie che cmq passeremo tutto il giorno e la notte in viaggio verso nord. Stavolta siamo semi-riposati il che rende questo viaggio praticamente insostenibile e noioso: menomale che la sera prima in hotel avevo preventivamente messo a scaricare tutte le serie di Boris in modo da creare momenti di distrazione.
DAY23 – Novgorod
Il locale si chiama “Rocco”, ci arriviamo in mattinata distrutti e con le occhiaie che toccano terra: decidiamo di scaricare, pisciare il check e andare in ostello a dormire. Appena arrivati subodoriamo la possibilità di cucinare e quindi ci fiondiamo al primo supermarket per comprare della pasta, del sugo, della frutta e della verdura. Il risultato non sarà eccelso vista la consistenza dubbia della passata, ma almeno ci sfondiamo praticamente 3 etti di pasta a testa con grande gioia e gaudio per tutta la combriccola. Alle 19 ci dirigiamo al locale che a sorpresa è pieno, con un audio ottimo e un palco da paura, ci carichiamo come le bestie e tiriamo fuori uno show praticamente impossibile considerando quanto eravamo distrutti: l’aftershow lo passiamo inebetiti sui divanetti a bere vodka e a guardare una modella Russa che abbiamo soprannominato Kimberly che tendenzialmente credo sia stata l’unica donna in 4 anni a mettere d’accordo tutti i Diorama. Anche in questo caso il suo ragazzo è un mezzo roito antipatico ed incapace e questo ci fa salire ancora di più il veleno nei confronti di questo paese. Post concerto io , Peppe e Marini ci dirigiamo in un pub dove continuiamo a conversare con gli Shimansky locali e proviamo a raggiungere un grado di stanchezza tale da non farci pesare il viaggio del giorno dopo
DAY24 – Vologda
Arriviamo a Vologda che il concerto è già cominciato, il locale è carino e la sala completamente carica di gente. Abbiamo una sorta di backstage accroccato e per cena ci portano una mini fettina di pollo e delle patate nere. Inaspettatamente quando saliamo sul palco la gente è mega fomentata ma il promoter locale ci informa che il proprietario del club gli ha imposto orari di chiusura anticipati di un’ora e che quindi possiamo suonare 4 o 5 pezzi. Noi non ci incazziamo ma continuiamo a suonare finche non ci accendono la luce in sala, cominciano a minacciarci di morte, arrivano due energumeni alti e grossi accanto al mixer e alla fine vogliono staccarci la corrente. A noi frega cazzi e finiamo il set alla nostra maniera: il promoter ci informa che dopo questo atto di forza il proprietario non gli farà più organizzare eventi in quel locale, io gli rispondo che la prossima volta che mi farà fare 5000km per suonare 4 canzoni, io gli spaccherò il cranio e quindi deve ritenersi molto fortunato. Con grande entusiasmo la serata finisce prestissimo perchè l’appartamento dista 40km dalla città , siamo noi e altri 6 ragazzi vogliosi di bere vodka con noi, ma sinceramente visto che ci attende una dormita per terra ( il materasso promessoci è in realtà un lenzuolo ) preferiamo declinare l’invito per il party di soli cazzi e metterci a dormire.
DAY25 – Ivanovo
La città delle donne, la città delle mogli. Così ci viene presentata Ivanovo, che a detta degli autoctoni locali è composta al 75% di popolazione femmninile. Suoniamo in una sorta di palestrona sovietica con un impianto ridicolo ma con la sala ben gremita di gente: anche qui preferiamo non fare soundcheck dato che in tutto hanno 6 cavi e 3 microfoni. Dei ragazzi ci fermano e ci invitano a bere con loro dopo lo show, noi calorosamente accettiamo e dopo il concerto ci ritroviamo in un appartamento pieno di gente e con diverse bottiglie di vodka a disposizione. Il padrone di casa è un cuoco e parte del tempo lo passiamo ad osservarlo cucinare e a mangiare i suoni manicaretti, c’è tempo per diverse sessioni fotografiche e un po’ divertimento anche se, manco a dirlo, a parlare inglese saranno massimo 3 o 4 persone. Chiamiamo i taxi e via verso l’appartamento: i nostri letti sono occupati da persone random perchè anche questa volta la disorganizzazione è totale, quindi ennesima serata sul pavimento senza coperta. Poi dice che uno si raffredda…
DAY26 – Troisk
La partenza da Ivanovo è alle 5 del mattino , ho talmente tanto sonno che in furgone svengo e mi risveglio per le strade di Mosca, a pochi chilometri da Troisk. Ci viene annunciato che il primo step non è nè l’ostello nè il locale, bensì un palazzetto dello sport dove dobbiamo necessariamente assistere alla partita di pallone della squadra locale, apparentemente lo sponsor del nostro concerto! I nostri vincono, noi esultiamo e poi ci incazziamo dicendo: ok, ora portateci a letto.
L’ostello è bello, con wi-fi, con un cesso decente e delle stanze da 2-3 persone che rendono la nostra permanenza lì fantastica e ovviamente nessuno vuole più andare via. Ma invece siamo richiesti dal sindaco della città, col quale ci sediamo a questa tavola rotonda al quale partecipano il sindaco stesso, un cervellone, i promoter e una fica, così, a caso, come testimonianza di quello che offre questa città. L’incontro è molto interessante, scopriamo che la città è una base per gran parte dei Fisici che lavorano in territorio sovietico e che il locale dove suoneremo questa sera è di proprietà della città stessa. E in più proviamo a convincerlo che Berlusconi è uno stronzo, ma lui non sembra aver così tanta voglia di parlare di politica. Il locale è in realtà un teatro, ma credo che non mi soffermerò a parlare più di tanto di questa esperienza perchè sarà raccontata benissimo nel prossimo blog del Poggioli. La morale della favola è che suoniamo davanti ad un pubblico di dodicenni e che trascorreremo il resto della serata davanti al pianoforte a cantare i Backstreet Boys.
DAY27 – Mosca
Il concerto è pomeridiano, il locale è a 50km da Troisk quindi per una santa volta dormiamo tanto, su un letto, ci laviamo bene e siamo felici e contenti. Lo YouToo è una situazione grossa ma molto punk, a noi come al solito frega cazzi di fare il soundcheck e ci catapultiamo nel backstage a mondializzare. Suoniamo alle 6 di pomeriggio, questo implica il fatto che avremo molto tempo dopo per rilassarci e fare festa. Lo show è uno dei migliori, abbiamo un ottimo audio e ci rendiamo conto che se uno dorme e si lava, sul palco rende anche meglio. Finito lo show incontro una ragazza di nome Maria che viene da me dicendo: “avete promesso di bere vodka con noi!” e io gli dico “certo”, e dopo 3 minuti di conversazione mi dice “guarda che io non sono come le ragazze Russe, non sono una mignotta e non bacio neanche al primo appuntamento”, e io gli rispondo che per me non c’è problema e che se per una volta riesco a farmi una chiacchierata con una che l’inglese lo parla da paura, ben venga! Quindi saliamo nel backstage con un po’ di gente e cominciamo a bere e a parlare, lei mi presenta tutti i ragazzi dell’altra band che suonava con noi, i Plush Fish, che in Russia sono abbastanza famosi, e rimaniamo li a fare un minimo di bagordi. La cena consiste in 2 pizze per 7 persone e l’appartamento è dall’altro lato della città, quindi ad un certo punto via col taxi e ci fermiamo al supermarket piu vicino a comprare panini, sardine e schifezze di ogni genere. Arrivati all’appartamento, come al solito c’è un materassino gonfiabile, un divano e tanto posto a terra. Altra serata scomoda, fortunatamente l’ultima.
DAY28 – Belgorod
La partenza da Mosca è abbastanza ingenerosa, noi ci alziamo di pessimo umore e diciamo a Sergey che arriveremo tardi ma vogliamo dormire. In realtà arriviamo in anticipo visto che il concerto è stato spostato di qualche ora: il club è diverso da quello dove abbiamo suonato lo scorso anno, ma è cmq carino e c’è una buona atmosfera. La gente arriva numerosa e il nostro show è molto carico! Salutiamo il nostro amico Italiano Louis e la sua compagna, che abbiamo conosciuto lo scorso anno qui a Belgorod e ci beviamo le ultime cose in compagnia degli Shimansky locali.
Il tour si chiude ufficialmente in un casermone Russo ex-prigione allestita ad ostello, da domani si ritorna verso casa. Prima tratta 30 ore. Belgorod-Budapest.

ROCKET TO RUSSIA – Day 16/17 ( Tolyatti e il relax )

Ho dormito.
Questa forse è la prima grande notizia visto che venivo da una somma totale di 5 ore di sonno in un letto nei 3 giorni passati.
La casa in cui dormiamo a Tolyatti è bellissima, una sorta di villetta a due piani dove finalmente possiamo godere di ampi spazi, dei bagni puliti e spaziosi, dei letti più o meno comodi e delle premure della signora padrona di casa e di sua figlia che faranno di tutto per farci sentire a nostro agio. Mi sveglio verso le 12 e il pranzo è già in tavola, mangio questa favolosa zuppa e questo favoloso pollo con patate e torno a riposarmi un po’. Nel frattempo Katoo ha 38 di febbre, due patate al posto delle tonsille e alterna momenti di lucidità a deliri in aramaico, quindi decidiamo di farlo rimanere a riposare a casa e di andare a fare lo show senza di lui, visto che teoricamente dopo il concerto saremmo dovuti ripartire per un viaggio di 1000Km direzione Chelyabinsk .
Il locale dove suoneremo a Tolyatti ha due peculiarità:
è al secondo piano dell’edificio ed è freddo in culo.
Terrorizzati all’idea di ammalarci, visto che abbiamo anche un’influenzato tra noi, facciamo un rapido check e ci dirigiamo di corsa al ristorante difronte al locale, dove cominciamo a mangiare ogni tipo di cosa. Credo che tra il pranzo della signora e la cena al ristorante, avrò ripreso tutti i kili che avevo perso nei giorni scorsi. Lo show senza Katoo è strano ma ci difendiamo piuttosto bene, io ho imparato a prendere per il culo Pistertius in Russo e quindi mi gioco questa gag durante lo show, le persone sono prese molto bene e quindi alla fine siamo tutti contenti. Torniamo rapidamente a casa per metterci in viaggio ma sulla strada ci informano che per arrivare a Chelyabinsk c’è una sola via dove c’è un ingorgo di 60km ; inoltre Francesco ha 39 di febbre ed è in stato vegetativo. Paura e delirio.
Svegliamo il promoter della data e gli comunichiamo queste analità, con una mossa a culo riusciamo a spostare lo show a Lunedì e così diamo a Francesco la possibilità di riposare un’altra mezza giornata. E’ mezzanotte, ho dormito, e sono in una casa dove posso farmi la doccia, mangiare e dormire altre 10 ore al caldo. Mi sento in paradiso. Posso temporeggiare, fare le cose con calma, prendermi 20 fottutissimi minuti per farmi la barba, cazzo è incredibile quanto in una situazione così assurda per più di due settimane queste piccole cose ti diano carica e buon umore. Ho un letto, una lavatrice, un cesso pulito e del cibo e del sonno davanti a me.
Mi sa che domani sarà una giornata di merda…

ROCKET TO RUSSIA – DAY 15 ( Samara )

Cosa posso scrivere di Samara?
Siamo partiti da Voronezh alle 3 del mattino.
Siamo arrivati a Samara poco prima delle 20 e ci siamo seduti nel locale, abbiamo mangiato del cibo e abbiamo montato gli strumenti e suonato.
Non c’erano davvero forze in noi ma un soprendente Andrea ha tenuto lo show in vita mentre noi eravamo praticamente in stato comatoso a suonare sul palco. Non c’era tantissima gente ma i presenti erano davvero attivi, ballavano, si divertivano e ci hanno fatto davvero un sacco di complimenti.
In una giornata veramente difficile la gente di Samara ci ha reso tutto più semplice e divertente. Dopo lo show mille peripezie per trovare l’indirizzo siamo arrivati a casa, a Tolyatti, 100km da Samara, dove ad attenderci c’era una casa magnifica, dei dolci, il te, una cosa che ci è mancata tantissimo durante questo tour. Grazie Tolyatti, finalmente possiamo dormire, lavarci con calma e tranquillità. Domani giornata di riposo, show e altri quasi 1000km. Che disagio.

ROCKET TO RUSSIA – DAY 14 ( Voronezh )

La giornata comincia alle 5, Tomelleri mi sveglia e mi dice che è ora di prepararsi. Io sono ancora completamente rincoglionito e, senza smettere di dormire, sbrigo le pratiche mattiniere e mi dirigo in furgone dove svengo nuovamente. Riapro gli occhi verso l’ora di pranzo, ma del pranzo non se ne è vista l’ombra visto che tiriamo dritti fino a Voronezh e che quindi potremo mangiare ( McDonalds: costa poco, ha il wifi ) non prima delle 16.30, orario del mio ultimo pasto il giorno precedente.
Arriviamo al locale è troviamo davanti alla porta di entrata un trattore e 2 uomini che spalano qualcosa: è crollata l’insegna in pietra la notte prima e c’è da aspettare un po’ che venga rimossa, nel frattempo mi dirigo al market per ricomprare spazzolino e dentifricio che avevo lasciato la sera prima a Volgograd. Ad accoglierci c’è , manco a dirlo, la ragazza del promoter, che ovviamente è molto carina, non parla una parola di inglese e che dopo pochissimo si rivela essere un tipo molto particolare.
Il locale è veramente carino, un ex-cinema adattato a sala concerti con un bel palco, con un impianto discreto e un fonico competente: non c’è connessione perchè siamo sotto terra, ma quantomeno fa caldo, c’è un backstage e più o meno siamo tutti contenti.
Lo show stasera è un minimo più fiacco degli scorsi giorni perchè siamo tutti decisamente stanchi e provati dagli orari Sovietici, ma cmq ci difendiamo bene e la gente ci attende numerosissima dopo lo show per foto e autografi di rito. Domani si va a Samara e ci sono 955Km da percorrere, ciò vuol dire breve stop presso un appartamento random, doccia, cibo ( si, ancora McDonalds ) e via, alle 3 tutti pronti per partire.
Molti ragazzi sono andati in taxi al McDrive mentre io, Tomelleri e Katoo siamo rimasti a casa con la ragazza del promoter, altre due tipe di cui non abbiamo capito la collocazione ( probabilmente una è la padrona di casa ) e un altro tizio che non parla. Immaginatevi tre italiani e quattro russi che non parlano inglese dentro una cucina per 1 ora e mezza: scatta Google Translator e ci esibiamo nelle frasi di rito “Tomelleri ha un cazzo enorme”, “Mi piace la vodka”, “sei molto carina ma sei anche completamente pazza”.
La ragazza non sembra affatto offesa e anzi, comincia a fare dei versi strani e a giocare con noi a Photo Booth, e questo è il risultato.
Un’altra notte insonne o quasi per noi, ce la faranno i nostri eroi? :)

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ROCKET TO RUSSIA – DAY 13 ( Volgograd & Vodkograd )

La partenza da Astrakhan è abbastanza clemente, ci mettiamo in viaggio verso le 9 facendo prima tappa al McDonalds per espletare le nostre funzioni cacatorie, dato che l’accesso al bagno nell’appartamento dove dormivamo ci era stato negato per la ragione che ho descritto nel mio precedente post; la strada non è delle più lunghe e appena arrivati al locali ci attende subito un buon pranzo a base di, pensate un po’, carne, riso e zuppa.
Il White Horse è uno dei 3 locali che toccheremo durante questo tour dove eravamo già stati a suonare l’anno scorso, è un piccolo pub ma con un impianto decente, un gestore simpatico e disponibile ed un promoter professionale, aggiungeteci inoltre che sia la volta scorsa che questa strabordava di persone, quindi facile capire le ragioni per cui Volgograd sia una delle tappe più apprezzate da noi Diorami.
Abbiamo un backstage, il wi-fi, fa caldo, c’è addirittura chi scommette rubli in partite a freccette, il pomeriggio scorre molto velocemente e arriviamo subito all’orario del concerto: anche questa volta buona performance, gente presa benissimo, insomma proprio nulla di cui lamentarsi.
La serata finisce al tavolo con una decina di Russi che si ricordavano dall’altra volta solo il fatto che eravamo stati grandi bevitori di Vodka, così cominciano ad arrivare al tavolo bottiglie su bottiglie e ci perdiamo in aneddoti e improbabili traduzioni con i beoni del luogo.
La sveglià sarà alle 5, proviamo a dormire in appartamento dopo un difficile ritorno a casa visto che il nostro emissario Ucraino non riesce a indicarci la giusta via e ammassati su improbabili letti e divani gonfiabili sgonfi ci godiamo le ultime 3 ore di sonno rimaste. Come direbbe Marini, una giornata tutto regolares. Da domani questo tour diventerà durissimo per spostamenti e poco sonno, ma oramai stiamo adattando i nostri fondoschiena a i “comodissimi” sedili del furgone! Yo!

ROCKET TO RUSSIA – DAY 12 ( Fare matematica ad Astrakhan )

Andare in bagno è una necessità primaria dell’uomo.
Quando sei in tour in Russia, dove ogni città dista dalla seguente almeno 500km ( quelli Russi, quelli da 80 all’ora e buche a tutto spiano ), ci possono essere problemi organizzativi di vario genere, vedi orari non rispettati, locali con attrezzature non all’altezza, personaggi più o meno graditi, ma diciamo che fino ad ora ritenevamo impensabile che venissimo privati anche di un cesso. Prima dello show di Stavropol, per qualche oscura ragione, veniamo informati che lo show del giorno dopo è stato anticipato e di conseguenza anche la nostra partenza, ore 4 del mattino.
Questo non ci ferma dal nostro proposito di andare a fare festa ma ci crea l’handicap di non poter usufruire di un bagno fino al nostro arrivo ad Astrakhan, quasi 10 ore dopo. Di solito una volta arrivati nella città dove suoniamo, abbiamo il tempo di andare in appartamento, lasciare le nostre cose, farci una doccia e espletare quelle funzioni che gli Americani chiamano number1 e number2. Questa volta il nostro tour manager ci dice che è previsto: arrivo al locale – soundcheck – permanenza al locale – show – ritorno a casa: nel locale c’è un ampio backstage ma i cessi hanno solo acqua fredda, manco a dirlo sono decadenti e, cosa ancora più importante, le tazze sono all’interno dell’area bagno senza alcuna porta a delimitarne l’area, ossia praticamente qui si caga , si piscia e ci si lava tutti insieme senza barriere e in gran felicità. Prendiamo il tour manager, gli spieghiamo che se non ci porta in un bagno con dell’acqua calda dopo il soundcheck verrà privato dei suoi organi interni e lui, con grande tranquillità, cambia il piano della giornata e subito dopo il check veniamo trasportati in appartamento.
Astrakhan è una città davvero strana , è costruita in modo che le case che si trovano all’esterno con la facciata sulla strada siano tutte più o meno nuove e in cemento, mentre appena ci si addentra si trovano centinaia di baracche fatiscenti di legno circondate da immense distese di fango: lo scenario che si pone davanti ai nostri occhi è più o meno quello appena descritto, con l’unica differenza che l’appartamento in cui dormiremo è invece all’interno abbastanza carino, caldo e con un bagno che all’apparenza sembra normale e pulito.
“Sono arrivati i Cacatores!!” avrebbero urlato i padroni di casa se ci fossimo trovati in un’appartamento Messicano: Sergey, Andrea, Katoo, Luca e infine Pistertius si recano uno dopo l’altro a fare il loro Number2, prassi per altro molto frequente visto che le occasioni per avere un buon bagno a disposizione non sono poi tante: ho promesso di evitare troppe volgarità e parolacce e allora proverò a spiegarvi il tutto con un po’ di matematica spicciola. Se per 2 intendiamo la nostra number2, per 1 l’odore pestilenziale e per 0 il tirare lo sciacquone, dovremmo arrivare al seguente risultato: (2×0)+1+(2×0)+1+(2×0)+1+(2×0)+1+(2×0)+1 = 5 , quindi in definitiva tanto utilizzo di deodorante per bagno ma cesso pulito e, come direbbe Marini, tutto regolares. Ma, cosa succederebbe se lo sciacquone perdesse la sua efficenza e non facesse bene il suo dovere?
(2+0+1)+(2+0+1)+(2+0+1)+(2+0+1)+(2+0+1)= 15, cioè praticamente la discarica di Malagrotta. Tutta. In un cesso russo. Senza possibilità di intervenire in alcuna maniera. Noi ce ne restiamo con le facce preoccupate nell’altra stanza per cercare di capire come risolvere questo annoso problema, ma tanto dobbiamo tornare al locale, quindi alla fine ce la caveremo un’altra volta. Mentre andiamo via vediamo la padrona di casa prendere un guanto di gomma e dirigersi minacciosa verso il cesso.

Guardiamo le vostre donne, beviamo il vostro alcool, mangiamo il vostro cibo e in più vi riempiamo la casa di merda: eccoci qui, gli Electric Diorama.

ROCKET TO RUSSIA – DAY 11 ( Stavropol )

Subito dopo il videoblog che ho postato nell’intervento precedente, arriva il momento del soundcheck al Korpus I di Stavropol, finora il primo dei locali dove avevamo già suonato nello scorso tour. L’anno scorso era stato uno dei migliori show del tour e anche quest’anno questa città non ci tradisce: locale completamente imballato di gente fuori controllo, buon audio, concerto che scorre velocemente e ci ritroviamo addirittura a dover fare 3 bis tra cui un improvvisatissima “Wonderwall”, nostro sempreverda cavallo di battaglia. Al termine dello show ci tratteniamo con i soliti russi ubriachi che ci molestano con frasi impossibili da capire, ma questa sera abbiamo spaccato tutto e venduto una caterva di merch, quindi stiamo a duemila e non ce ne frega un cazzo: restiamo nel locale finche non ci sbattono fuori e subito dopo prendiamo un taxi per recarci al Cuba, locale dove avevamo fatto festa lo scorso anno e che ci regala un’altra splendida serata! Alle 4 Sergey chiama tutti a raccolta e via, altro taxi verso il furgone e , poco dopo, si parte: senza aver dormito, senza esserci lavati, merde umane che si apprestano ad un viaggio di quasi 9 ore. Ma tanto guida il dott. Pasternak, a noi che cazzo ci frega!
A domani per il resoconto su Astrakhan, la città del disagio assoluto, dove otturiamo un cesso con la nostra merda e una ragazza lo stappa con le mani.

ROCKET TO RUSSIA – DAY 9/10 ( Kharkiv + Viaggio Della Morte )

Sono successe tante troppe cose in questi giorni , una giornata a Kharkhiv partita bene e continuata nel disagio, fatta eccezione per lo show che invece è stato molto figo, un viaggio di più di 1000km per raggiungere Stavropol, la dogana Ucraina/Russia, l’annullamento lampo della data di Rostov e davvero tanta fatica e disorganizzazione. E’ inutile stare qui a fare i racconti, anche perchè della giornata di Kharkhiv si parla esaustivamente sul blog del mio compagno Poggioli, ma abbiamo deciso di registrare una testimonianza, prima del concerto di Stavropol, per farvi partecipi dei nostri stati d’animo.

 

 

ROCKET TO RUSSIA – DAY 8 ( Chernigov e le pippe )

“We Are Rockstars” cantano i Does It Offend You, Yeah?, noi delle rockstars non lo siamo ma ogni tanto la vita da tour offre degli spunti al limite del verosimile. La lettura di questo post non è consigliata a bambini, mamme o nonne perchè tratterò di un tema abbastanza peculiare e delicato: la masturbazione in tour.

Solitamente in Italia si suona solo durante il fine settimana e purtroppo non ci era ancora capitato di partire per concerti per periodi superiori alla decina di giorni, dunque visto che siamo 8 maschi in un furgone e si respira un grado altissimo di testosterone oltre all’odore delle nostre scuregge, spesso ci capita di soffermarci sul discorso masturbazione, scambiandoci vicendevoli informazioni su quando , dove e con che frequenza è stata consumata la seconda pratica più antica al mondo:
devo dire che al momento ci stiamo difendendo piuttosto bene, anche aiutati dal fatto che spesso non ci sono stati i giusti tempi e luoghi per, diciamo, restare soli con noi stessi…

E poi diciamocela tutta, i 4 Diorami sono praticamente già quasi tutti all’età pensionabile: io e Katoo siamo recentemente avanzati con gli anni, Poggioli è ancora il più giovane ma comincia ad avere le prime rughe e gli occhiali da anziano signore, mentre Nonno Clementoni ( Marini ) è costantemente alle prese con la sciatica e gli acciacchi della vecchiaia, non sarà una pippetta in più o in meno a cambiare il corso delle nostre giornate, almeno per adesso. L’altra sera in un bar , mentre davanti a 4 ucraini attoniti parlavamo di questo argomento, abbiamo deciso di tenere una tabella con città, luogo, orario e note particolari, dando un premio alla fine del tour a quello con il punteggio più alto e quello con il più basso, così da alimentare ancora di più questo argomento di conversazione che comunque sta già andando per la maggiore.

Al momento, inutile dirlo, in cima alla classifica si trova il giovanissimo Pistertius, con 3 volte in 8 giorni: lui è la matricola della compagnia, è il suo primo tour ma si sta piano piano sciogliendo ed è sempre il primo a lanciarsi in chiacchiere con le giovanissime e minorennissime ragazze locali, quindi immagino che sia normale che sia anche quello che abbia più necessità e amore per questa pratica. Noi ovviamente, da bravi commilitoni stronzi, non gliene facciamo passare una, quindi ieri sera , sul palco di Chernigov , è stato presentato come “the guy who masturbates a lot”, che per una volta è stato più divertente di cicciottoso, dolcioso, stuzzicoso etc etc….

E’ vero , non siamo delle rockstar, ma c’è da dire che in questo furgone sono passate più biografie di bands e artisti famosi che libri di letteratura, e ne abbiamo lette talmente tante che adesso Slash è considerato un chirichetto ( o chierichetto ) inesperto se paragonato ai Led Zeppelin o agli Stones: motivo per cui non ci scandalizziamo più praticamente per nulla, anche noi nel nostro piccolissimo, un contributo alla vita da rockstar lo abbiamo dato, e siamo contenti così.

Ma ieri, dopo il concerto, è accaduta una cosa che ha senso solo se rapportata al fatto che ci troviamo nel buco di culo dell’Ucraina, che qui la gente gli Italiani praticamente non li ha mai visti, e che la serata è stata un mezzo trionfo visto che è venuta tanta gente e tutti si sono molto divertiti:
una ragazza si avvicina al nostro tavolo con una penna e una nostra maglietta, noi cordialmente ci alziamo perchè pensiamo ci stia chiedendo un autografo, ma al contrario si dirige da Peppe e gli fa la seguente richiesta: “can you please masturbate on this T-Shirt and then give it back to me?” . No dai. Non l’ha detto davvero. Chiediamo spiegazioni: “what? you mean really?” , tutti pensiamo sia uno scherzo e invece lei continua: “no no, please, go there and masturbate on the T-Shirt” . Cosa mai ci farà una ragazzina con una maglietta bianca piena di sperma di un diciannovenne italiano? Questo non ci è dato saperlo, ma siamo a Chernigov, niente è da dare per scontato…..

ROCKET TO RUSSIA – DAY 7 ( Day Off )

Riassunto delle precedenti puntate:
- abbiamo finito i soldi grazie a 700E di multa per gentile concessione della polizia Ucraina
- il mio basso non funziona e non ne ho uno di riserva
- la spia della benzina del furgone sembra dare dei problemi visto che abbiamo percorso 300km e non si è mossa di un centimetro: o qui è estremamente economica oppure qualcosa non va
- ho perso alcuni cavi, cavetti, caricatore del cell e chiavette.
- i miei capelli sono lunghi, deformi e ingestibili.

Ma la prima cosa degna di nota della giornata è la sveglia, ore 13, degna di 6 ragazzi che fino alle 4 e mezza del mattino erano stati in un locale a fare baldoria. Con calma ci laviamo, ci facciamo un caffè, quattro chiacchiere nella common room e dopodichè andiamo a pranzo al Mafia , un locale sotto l’ostello abbastanza economico e con cibo decente. Siamo tutti attratti dalla pizza Berlusconi ma troviamo eccessivo spendere 11 Euro per qualcosa che si chiama come il nano di merda.

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Dopo pranzo una parte della compagine parte per la visita della città e per provare a risolvere tutti i problemi accadutici fino ad adesso:
i miei capelli devono essere sistemati e a farlo ci penserà una signora sulla quarantina che non capisce una parola di Inglese e alla quale provo a far capire che taglio vorrei con Google Translator, senza riuscire più di tanto nello scopo. Dopo poco arriva Sergey al quale provo a spiegare cosa dirle, ma lui prende come esempio una foto di Jacopo Volpe dove ha i capelli sparati in aria e tutto il resto rasato, che è completamente diverso da quello che gli avevo chiesto io, cioè corti dietro e ciuffo. Cmq, in qualche maniera la missione è compiuta, i capelli vanno bene e siamo tutti contenti.
Di fronte alla “bottega” di questa signora c’è il Music Shop dove in 3 ore il mio basso viene preso e ricostruito pezzo per pezzo, a partire dall’elettronica fino ai locks. Missione compiuta!

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La cena si svolge al McDonalds del centro commerciale sotto all’ostello, dove assaggiamo il panino Ucraino. Buono. Poi birra al pub e Vodka Bar again. Ancora festa, anche se oggi più sotto tono. Nessuno dorme per terra stanotte. Domani si viaggia verso Chernigov, pochi chilometri per fortuna e comincia la serie infinita di concerti senza pause! :)

Vi lascio con una foto: tutta Kiev è tappezzata con questa pubblicità. C’è da stare male.

 

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